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    Jun 2018
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    Predefinito Irlanda in due settimane

    (201 Due settimane nell’Isola di smeraldo.
    Roberto e Paola
    27 maggio – 10 giugno 2018

    Dublino – Kilkenny – Baltimore – Penisola di Beara – Ring of Kerry – Waterville – Beaufort – Castelgregory – Dingle – Glin - Cliffs of Moher – Doolin – Fanore – Ballyvaugan – Galway – Clifden – Westport – Achill Island – Donegal - Malin Head – Derry – Portrush - Giant Causeway - Carrick a Rede Rope Bridge – Belfast - Brú na Bóinne - Hill of Tara – Dublino.


    DSC_4090.jpgQuattro anni fa siamo andati per la prima volta in Irlanda, a dire il vero abbiamo visitato solo Dublino in occasione della Dublino Marathon. È stata sicuramente una delle maratone più piacevoli che abbiamo corso sia per quanto riguarda il tracciato, molto vario, ma soprattutto per il calore riscontrato da parte degli irlandesi che affollavano la quasi totalità del percorso tifando sportivamente per tutti.
    Nei giorni precedenti e successivi abbiamo visitato la città ripromettendoci di tornare per conoscere il resto del Paese.
    E così domenica 27 maggio 2018 siamo partiti dall’aeroporto di Treviso alla volta di Dublino. Avevamo solamente prenotato l’auto e la camera d’albergo per la prima notte, per il resto, come da nostra abitudine, solo la carta topografica, una guida, le varie informazioni raccolte in rete e un programma di massima che ci consentisse di vedere il più possibile.
    In valigia due macchine fotografiche, vestiti comodi e equipaggiamento completo da “pioggia”.
    L’inizio non è stato entusiasmante, il volo è partito in ritardo e quando siamo andati a ritirare l’auto abbiamo scoperto che l’assicurazione fatta dall’Italia non era riconosciuta dalla compagnia. L’addetto al noleggio (l’unico tra tutti gli irlandesi incontrati) non si sforzava minimamente di farsi capire (io non parlo assolutamente inglese ma Paola se la cava egregiamente) continuando a ripetere parole incomprensibili a causa di un marcato accento che non si sforzava minimamente di controllare… dopo qualche momento di malumore ci siamo rassegnati a sottoscrivere una nuova polizza e ci è stata consegnata l’auto.
    Superato un primo impatto traumatico (guida a sinistra e cambio automatico) siamo usciti dal noleggio dirigendo verso l’albergo che per fortuna si trovava a pochi chilometri (Holiday Inn Express). Ovviamente cerco di entrare dalla parte sbagliata del parcheggio ma per fortuna sono le 23.00 e non circola quasi nessuno.
    Vista l’ora tarda, non è possibile cenare ma per fortuna c’è un distributore automatico e qualcosa si sgranocchia poi pensiamo di farci la prima Guinnes ma… la spina è rotta e ci tocca consolarci con una misera Budweiser in bottiglia…
    Lunedì 28 maggio
    Partiamo al mattino con l’obbiettivo di attraversare le Wicklow Mountains e per un po’, il navigatore ci porta a spasso per la M50 facendoci fare dentro fuori a causa del traffico intenso del lunedì mattina.
    Finalmente usciamo dalla capitale e iniziamo a percorrere la N 81 in direzione di Blessington. La nostra meta è Glendalough, ma lasciata Blessington, il navigatore prende il comando e ci porta di nuovo a spasso questa volta sulle strettissime stradine della campagna irlandese provocandoci non pochi affanni ogni qualvolta incrociamo un veicolo condotto da un irlandese che sfreccia in senso contrario a velocità fotonica senza minimante rallentare. Guidando sulla sinistra della carreggiata la percezione dell’ingombro della vettura e i margini stradali risultano completamente falsati e ci vuole un pochino per abituarsi… aggiungiamo che i limiti di velocità sono come dire un tantino inusuali (80 chilometri all’ora su strade dove due veicoli passano a stento). Per fortuna il traffico è scarso.
    Le Wicklow Mountains non deludono, ci sono tutte le tonalità del verde, il giallo della ginestra spinosa che curiosamente profuma di cocco, nuvole bianche che si ricorrono nel cielo azzurro intenso specchiandosi nei numerosi laghetti e corsi d’acqua.
    Scendendo lungo la vallata s’intravvede la torre di Glendalough, località che scopriamo essere piuttosto affollata.
    Lasciata l’auto nel comodo parcheggio, ci dirigiamo verso l’antico monastero che fu fondato nel VI secolo dall'eremita Kevin di Glendalough e distrutto nel 1398 dalle truppe inglesi.
    Dopo la visita al monastero percorriamo il bel sentiero che circonda il lago. Riprendiamo quindi la strada per raggiungere Kilkenny.
    Strada facendo prenotiamo una camera all’Aspect Hotel dove troviamo una gentilissima receptionist che ci fornisce la mappa della cittadina con le indicazioni per accedere ai parcheggi e i monumenti da visitare. C’è anche un addetto italiano con cui scambiamo qualche impressione sulla vita e la cultura irlandese.
    A Kilkenny, rinomata per molti suoi edifici medievali che le hanno procurato il soprannome di marble city ("città di marmo") anche se in realtà la pietra nera che compone l'ossatura principale dei tanti palazzi in questione, è di roccia calcarea importata dalle zone vicine, visitiamo il bel castello con il parco animato da molte persone, tantissimi bambini, e il centro storico con i numerosi colorati pub. Non riusciamo purtroppo a visitare la bella chiesa, perché già chiusa. Una cena innaffiata dalla celebre birra rossa in uno dei tanti locali affacciati sul centro pedonale completa la giornata.
    Martedì 29 maggio
    Si riparte prestino in direzione di Cashel, poco prima di raggiungere il borgo, appaiono sulla collina, come in un racconto fantastico, le rovine della Rock of Cashel. Dopo qualche foto da lontano raggiungiamo l’ingresso. Siamo i primi a entrare, praticamente non c’è nessuno e ci godiamo nel silenzio, rotto solo dal gracchiare delle cornacchie, la magia del luogo. Poco più tardi partecipiamo alla vista guidata, ovviamente in inglese, (Paola traduce). Girovaghiamo a lungo tra le rovine in cerca di scorci fotografici con la pietra scura che contrasta con il prato verdissimo e il cielo di un azzurro intenso.
    Girovaghiamo a lungo tra le rovine in cerca di scorci fotografici con la pietra scura che contrasta con il prato verdissimo e il cielo di un azzurro intenso.
    Riprendiamo il viaggio passando da Cork dove non ci fermiamo preferendo proseguire per Kinsale.
    Il posto è piuttosto frequentato ma riusciamo a trovare un parcheggio e girovaghiamo per le vie del paese caratterizzate da case colorate vivacemente. Decidiamo quindi di continuare verso Baltimore percorrendo la N 71 fino a Skibberren per poi riaddentrarci sulle ormai note strette stradine. Una breve ricerca in rete e prenotiamo questa volta un bed and breakfast (Canal View) con splendida vista sull’insenatura.
    Baltimore è un villaggio di pescatori con i tavolini dei locali posizionati sulla piccola piazza con vista mare. Sulla piazza incombe la Dùn na Séad, la casa torre che fu residenza di una delle più famose famiglie di pirati del sud, gli O’Driscoll ma il punto più suggestivo è sicuramente il faro medievale di Lot’s Wife.
    Lo raggiungiamo partendo a piedi dal bed and breakfast dapprima lungo la strada poi seguendo un percorso pedonale che si snoda tra le colline e segnalato in loco. Quando arriviamo al faro, non c’è più nessuno, solo qualche mucca e ci godiamo, nel silenzio rotto solo dal rumore del vento, la vista sull’oceano con il passaggio di qualche minuscola imbarcazione da pesca e la suggestiva atmosfera del luogo.
    Tornati sui nostri passi, ci fermiamo in paese per la cena in uno dei locali sotto alla torre con lo sguardo che spazia sul porticciolo e sull’oceano. Le cameriere sono cordiali e regalano qualche battuta quando scoprono che siamo italiani.
    Mercoledì 30 maggio
    Decidiamo di provare la famosa colazione irlandese… salsiccia, sanguinaccio, bacon, pomodoro, uova, caffè, latte, pane e burro, succo d’arancia… poi non riusciremo più a mangiare nulla fino a sera! Comunque valeva la pena di provare.
    Ripercorriamo a ritroso un tratto di strada per immetterci poi sulla N 71 fino a Glengarriff e poi inoltrarci lungo le strettissime strade della penisola di Beara.
    Il Ring di Beara compie il periplo della penisola in un susseguirsi di scorci tra la montagna e l’oceano dove il colore del mare, quello del cielo e quello dei prati fanno a gara per stupire. Ci fermiamo in un piccolo simpatico locale per un caffè, dalla vetrata si vede il pascolo sottostante dove un cane sta abilmente radunando un gregge di pecore per sospingerle nel pascolo adiacente.
    Proseguiamo fino alla punta della penisola dove una funivia permette il passaggio verso la vicina Dursey Island, momentaneamente fuori servizio. Anche qui il paesaggio impone di scattare numerose foto, basta spostarsi un po’ dalla direttrice principale e non c’è più nessuno, solo mare onde spumeggianti, prati, rocce e gabbiani.
    Chiudiamo quindi l’anello e qui, sempre su consiglio del nostro fido navigatore, percorriamo una strada così stretta che la macchina passa appena… per i panorami però ne vale la pena.
    Raggiungiamo Kenmare e con la N71 ci immettiamo sul Ring of Kerry. Come ormai d’abitudine cerchiamo e prenotiamo un B & B a Waterville, famosa per il suo campo da golf, che sorge tra la Ballinskelligs Bay e il Lough Currane (Klondyke House, appena fuori del paese).
    Ceniamo in un pub frequentato da locali e scopriamo che la cittadina era un luogo di villeggiatura di Charlie Chaplin (appassionato pescatore di salmoni del Lough Currane, a quanto ci dicono) a ricordo del quale sul lungomare è posizionata una statua di Charlot.
    Giovedì 31 maggio
    Si riparte lungo il Ring of Kerry ma, fatti pochi chilometri, notiamo alcuni camper fermi vicino a una spiaggia e decidiamo di andare a dare un’occhiata. Scopriamo così un percorso pedonale di circa sei chilometri che imbocchiamo, camminando dapprima lungo la spiaggia, poi costeggiando la foce del River Rinny e infine attraversando una torbiera (sempre sentita nominare nei libri ambientati nella brughiera inglese, ma finora mai vista dal vivo!!!)
    Lo Skellig Ring ci porta sulle prime alte scogliere, la strada è sempre stretta, ma cominciamo ad abituarci, anche perché se è vero che gli irlandesi “corrono”, sono anche molto cortesi, salutano sempre e un posticino per fare manovra si trova ovunque.
    La pausa caffè la facciamo alla Skelligs Chocolate, una fabbrica di cioccolato dove degustiamo almeno una decina di diversi tipi di cioccolato, dal classico fondente a quello al rum, al cocco, al peperoncino… Ovviamente facciamo scorta!
    La tappa successiva, dopo una ripidissima salita e altrettanto ripida discesa ci porta alle Kerry Cliff, spettacolari scogliere (si accede a pagamento) dove nidificano varie specie di uccelli marini e dove sono presenti numerosi pannelli informativi.
    Continuando arriviamo a Portmagee, piccolo paesino da dove partono minuscole imbarcazioni dirette alle Isole Skellig. Paola non è molto convinta di imbarcarsi su quei gusci di noce e inoltre la visita richiede parecchio tempo e siamo già nel pomeriggio così a malincuore rinunciamo!
    Ci dirigiamo quindi verso Valentia Island dove ci fermiamo per un gelato in una specie di azienda agricola dove con un certo stupore troviamo un ragazzo italiano che è lì per uno stage scuola-lavoro.
    Ci riportiamo sulla N 70 fino a Killorglin e quindi a Beaufort dove pernottiamo all’Inveraray Farmhouse.
    La proprietaria, una gentilissima signora, ci indica un locale dove si può cenare ascoltando buona musica, il Kate Kearney’s Cottage sulla strada che porta alla Black Valley.
    Il locale è molto affollato, ma riusciamo a trovare un tavolo e i musicisti (polistrumentisti che spaziano dalla cornamusa al banjo, dal violino al bodhran, dal whistle al bouzouki, fino alla fisarmonica) sono di alto livello, ci sono anche due ragazze che si esibiscono nei balli tradizionali.
    Venerdì 1° giugno
    Decidiamo di andare a vedere la Black Valley e quindi di buon mattino, lasciata l’auto al Kate Kearney’s Cottage, ci incamminiamo lungo la strada. Purtroppo la mappa che abbiamo non è molto dettagliata e quello che sembrava un sentiero pedonale si rivela una strada asfaltata che teoricamente dovrebbe essere a traffico limitato, ma dove in realtà incrociamo svariate vetture e numerosi calessi trainati da cavalli. Per fortuna, essendo partiti presto, almeno nel percorso d’andata non incrociamo quasi nessuno.
    L’ambiente è caratterizzato da numerosi specchi d’acqua, dalle fioriture gialle della ginestra spinosa, da veri e propri alberi di Fucsia (qui le vendono in miseri vasetti) e dalle innumerevoli pecore. Raggiunto il passo, vista anche la scarsa visibilità dovuta alle nuvole basse decidiamo di tornare indietro.
    Ci dirigiamo quindi verso Killarney. Ci fermiamo a Ross Castle, un tipico esempio di roccaforte medievale che sorge in riva al Lough Leane e successivamente a Muckross House, imponente residenza vittoriana con il suo meraviglioso parco. Paola partecipa a una visita guidata della villa, mentre io aspetto fuori girovagando nel parco.
    Con la N 22 riprendiamo la strada verso Tra Lì quindi verso Castelgregory dove avevamo prenotato il B&B Beenoskee. Ad accoglierci c’è Mary che, dopo averci mostrato la camera, ci offre un caffè accompagnato da un’ottima fetta di torta fatta in casa. Quando ci apprestiamo a uscire per cena incontriamo il marito che ci intrattiene parlando un po’ di tutto, compreso il rugby, il calcio e informazioni varie sulla zona. Ci rendiamo conto che gli irlandesi sono gente fiera della loro terra e delle loro tradizioni e che sono molto contenti quando dimostriamo di apprezzarle.
    Ceniamo al Tomasin’s bar e poi ci spostiamo a Castelgregory e quindi sulla punta di Ballycurrane dove assistiamo a uno spettacolare tramonto sul mare.
    Sabato 2 giugno
    Secondo tentativo di colazione irlandese: aringhe e funghi … poi caffè, pane e burro ecc. devo dire che ci vuole uno stomaco forte! Comunque buonissime!
    La prossima meta è Dingle, per raggiungerla affronteremo il Conor Pass percorrendo nella nebbia una stradina mozzafiato, così stretta che passa solo una macchina per volta, ma ogni tanto per fortuna s’incontra una piazzola la cui distanza è opportunamente segnalata al fine di permettere il passaggio della vettura in senso opposto.
    Arrivati al passo, la nebbia si alza e possiamo ammirare il panorama con i sottostanti laghi glaciali.
    Dingle è una cittadina animata dove si organizzano anche gite in barca per vedere i delfini, il più famoso è Fungi, che a quanto dicono frequenta abitualmente la baia. Girovaghiamo per le viuzze fino al porto e poi intraprendiamo il periplo della penisola.
    Sulle solite strette stradine scopriamo l’abitudine dei cicloamatori irlandesi: poiché le strade sono così strette che percorrerle in fila indiana costituirebbe un lungo intralcio alla circolazione, loro preferiscono formare un gruppo compatto che occupa tutta la carreggiata e che si supera d’un colpo solo. Ovviamente nessuno si scompone, nessuno suona il clacson, tutti attendono con calma passando quando si può.
    Lungo il tragitto incontriamo numerosi siti di insediamenti preistorici con fortificazioni, mura e fossati.
    Visitiamo il Blasket Heritage Centre (Ionad an Bhlascaoid) un piccolo museo a nord di Dunquin che permette di conoscere la storia delle isole con reperti originali. Concluso il giro, torniamo a Dingle e poi con la N 86 e poi con la N 69 ci portiamo a Glin dove pernottiamo all’Old Castle House.
    Domenica 3 giugno
    Dobbiamo dire che non siamo molto entusiasti delle città e quindi decidiamo di saltare Limerick e puntiamo direttamente alle Cliffs of Moher (Aillte an Mhothair, "scogliere della rovina", in gaelico irlandese). Arriviamo che il parcheggio (a pagamento) è stracolmo, ma riusciamo comunque a trovare un posto.
    Le scogliere sono decisamente spettacolari e spostandoci verso il limite di sinistra la gente si dirada e si riesce a cogliere qualche vista particolare. Fa una certa impressione vedere come molti turisti si sporgano in maniera veramente pericolosa sullo strapiombo incuranti (o forse inconsapevoli) del rischio.
    Proseguiamo verso Doolin che risulta piuttosto affollato, come ormai consuetudine ci mettiamo alla ricerca di un alloggio e troviamo un’ottima sistemazione a Fanore presso il B & B Annaly House con magnifica vista sull’Atlantico.
    A poca distanza c’è un pub ma visto anche qui un certo affollamento (è domenica) pensiamo che sia meglio prenotare un tavolo per la cena. Alla nostra richiesta, il titolare del locale ci dà una rapida occhiata, Paola chiede se serve lasciare il nome ma lui risponde che non è necessario… Usciamo un po’ titubanti… speriamo bene!
    Diamo un’occhiata in giro e scopriamo una stradina erbosa che porta giù al mare e mentre scendiamo, un border collie esce da una casa e ci accompagna per un tratto di strada.
    All’ora di cena torniamo al pub, il tavolo c’è, nessun problema, solo le cameriere piuttosto indaffarate ci portano da bere ma poi si “dimenticano” di noi e così dobbiamo attendere un po’ fino che, dopo aver richiamato l’attenzione, con molte scuse ci portano la cena!
    Nel frattempo prende posto un terzetto di anziani strumentisti che propongono musica tradizionale… diciamo che non avevano un gran repertorio…
    Terminata la cena, torniamo alla spiaggia in attesa del tramonto: siamo a Nord, le giornate sono lunghissime. Mentre aspettiamo, si odono solo il rumore delle onde che s’infrangono sugli scogli, il sibilo del vento e il garrito dei gabbiani.
    Una famigliola irlandese composta da madre, padre e tre bambini scende lungo la stradina, il padre è un po’ indietro, i bambini giocano tra loro con pistole ad acqua. Quando la madre arriva alla nostra altezza subito si scusa per il rumore provocato dai bambini, ovviamente rispondiamo che la cosa non ci disturba, comunque si spostano. Sopraggiunge il padre che a sua volta viene a scusarsi. A parte il fatto che non facevano poi tanto chiasso… proprio come in Italia!
    Il tramonto è da favola, nuvole bianche e grigie si ricorrono nel cielo azzurro, la collina soprastante è di un verde intenso, l’oceano con svariate tonalità che vanno dal bianco delle onde all’azzurro, al blu, al grigio e il sole rosso… non smetterei di scattare foto.
    Lunedì 4 giugno
    Ripartiamo verso Ballyvaugan con l’intenzione di risalire l’altipiano per vedere il dolmen di Poulnabrone, la strada s’inerpica su di un altipiano carsico caratterizzato da innumerevoli muretti a secco. Siamo nel Burren un tavolato calcareo, spoglio di vegetazione. La particolarità del microclima fa sì che tra le fenditure del suolo calcareo nascano fiori a profusione e vi si trovino mescolate piante alpine, mediterranee e artiche, e numerose varietà di orchidee. Questo ecosistema è stato creato dalla combinazione di vari fattori, come il rapido assorbimento delle acque nelle fenditure, il clima mite e umido, l’assenza di graminacee e l’estensione contenuta della macchia di arbusti dovuta al pascolo delle capre. Molte delle rocce sono state col tempo smussate e levigate dalla pioggia, dal vento e dal ghiaccio. Stupendo!
    Scendiamo quindi a Lisdoonvarna dove pranziamo per tornare quindi a Ballyvaugan e proseguire verso Galway.
    Strada facendo ci fermiamo a fotografare il Dunguaire Castle. Galway è una cittadina con un bel centro pedonale molto animato, è considerata la capitale del gaeltacht, la lingua gaelica irlandese.
    Dopo la visita riprendiamo la N 59 fino a Clifden dove pernottiamo all’albergo The Inn to the West, alla reception troviamo una simpatica ragazza che parla italiano.
    Martedì 5 giugno
    Imbocchiamo la R 341 che costeggia il mare e ci fermiamo alla Dog’s Bay, una splendida spiaggia di sabbia bianca. Risaliamo la collina per portarci sulla punta che si protende verso l’oceano dove pascolano numerose mucche. Riusciamo a vedere alcune lepri che dapprima si allontano e poi, a distanza di sicurezza, si fermano a guardarci. Poco dopo, arriva una barca di pescatori che si ferma a estrarre il pesce da una rete rigettando in mare quanto inutilizzabile. Passa qualche minuto e nella baia compaiono tre delfini.
    È difficile andarsene da qui… comunque riprendiamo la strada verso Roundstone e successivamente imbocchiamo la strettissima stradina che, passando attraverso i pascoli costellati da innumerevoli laghetti riporta verso Clifden. Oltre alle poche macchine incontrate, bisogna fare attenzione alle numerose pecore che pascolano o riposano con i rispettivi agnelli ai bordi della strada.
    Superata Clifden percorriamo la R 59 fino a Westport dove alloggiamo all’Augusta Lodge.
    Westport non è una meta casuale siamo venuti qui per andare al Matt Molloy’s Pub, il mitico pub del celebre flautista dei Chieftains.
    Non abbiamo la fortuna di incontrare Matt Molloy che a volte si esibisce nel suo locale, ma possiamo ascoltare un terzetto sicuramente molto in gamba. L’ambiente nel pub è simpatico, accalcati nella piccola saletta con il bicchiere di birra in mano, tutti ascoltano con attenzione senza disturbare, nelle pause si commenta, si parla con i musicisti, si scherza e si attacca bottone con i vicini (anche se sono italiani).
    Mercoledì 6 giugno
    Dirigiamo verso Newport e poi andiamo a visitare la Achill Island che è collegata alla terraferma da un ponte. Non ci stancheremo mai di questi colori, il cielo, il mare, le colline, le ginestre e i rododendri.
    Ci fermiamo a Keel con la sua splendida spiaggia famosa per il surf, proseguiamo fino a Dooag per fare quindi ritorno a Mulranny e poi con la N 59 passiamo per Sligo e successivamente con la N 15 arriviamo a Donegal dove pernottiamo.
    Dopo esserci sistemati, andiamo in paese per cenare, in molti locali è prevista musica dal vivo e così dopo cena ci accomodiamo nel bar sottostante gustandoci il duo che propone pezzi tradizionali alternati a musica moderna.
    Giovedì 7 giugno
    Lasciamo Donegal dopo le foto al castello e dirigiamo verso Malin Beg, poi per evitare di tornare a Donegal percorriamo la strada tortuosa e assolutamente deserta che porta al Glengesh Pass e poi scende ripidamente verso Ardara dove ci fermiamo per pranzo al Nancy’s Pub. Una visita al Triona Design Donegal Tweed Center è d’obbligo.
    Proseguiamo il viaggio verso Malin Head la punta più a nord dell’Irlanda, da cui si intravvede la Scozia. Raggiungiamo il posto nel pomeriggio, da qui Guglielmo Marconi lanciò il primo segnale radio commerciale verso l’America, c’è un simpatico furgoncino dove prendiamo due caffè. Fa un certo effetto essere qui, soprattutto per la luce e per lo spazio che fanno pensare alla libertà e alla pace in mezzo alla natura, verrebbe voglia di non andarsene più.
    Rapidamente facciamo poi rotta verso Derry dove abbiamo prenotato il prossimo alloggio al B & B Amore vicinissimo al centro. (E’ necessario comunicare preventivamente alla compagnia di noleggio auto l’eventuale ingresso nell’Irlanda del Nord).
    Derry meriterebbe un approfondimento per quanto riguarda la sua storia recente, abbiamo visitato il centro storico godendoci un bel tramonto dalle mura (in parte chiuse però nelle ore serali) e una bella vista alle luci del tramonto dal nuovo ponte pedonale.
    Venerdì 8 giugno
    Breve visita di Derry per vedere quanto non siamo riusciti a vedere la sera precedente quindi le mura e i numerosi murales che ricordano il periodo della guerra civile tra cattolici e protestanti.
    Riprendiamo il viaggio verso Coleraine quindi Portrush e l’incredibile Dunluce Castle.
    Successivamente visitiamo le affollatissime Giant Causeway. L’ingresso è a pagamento, conviene parcheggiare a Bushmills, poiché c’è un ampio parcheggio e da qui partono le navette che portano al centro visite dove viene consegnata un’audioguida che racconta simpaticamente alcune leggende locali e parla della conformazione del luogo.
    La giornata è magnifica, con sole e cielo terso, foto, foto e ancora foto! Proseguiamo verso il Carrick a Rede Rope Bridge. Anche qui troviamo un certo affollamento e dobbiamo aspettare qualche decina di minuti per poter attraversare il famoso ponte di corde, perfino Paola ce la fa!! Non è così pauroso come sembrava.
    Ci spostiamo poi a Belfast dove alloggiamo all’Holiday Inn Hotel a due passi dal centro, un bell’albergo con ogni comfort. Immancabile, come ovunque, il bollitore dell’acqua e il caffè da sorseggiare dopo una lunga giornata in giro per la città.
    Visitiamo Belfast che troviamo piuttosto caotica (è venerdì sera), fatichiamo a trovare un posto dove cenare perché molti locali sono completamente occupati o prenotati, alla fine andiamo a mangiare in un locale tipico mediterraneo dove finalmente si riesce a mangiare un po’ di verdura fresca.
    Sabato 9 giugno
    Decidiamo che quello che abbiamo visto di Belfast ieri sera ci è bastato e quindi rientriamo nella Repubblica Irlandese per andare a visitare i siti Neolitici di Brù na Boinne. Parcheggiamo presso il centro visitatori e poi con i pulmini del Brú na Bóinne Visitors Centre veniamo accompagnati presso i tumuli di Newgrange e Knowth.
    Solo nel giorno del solstizio d’inverno la luce del sole riesce a penetrare nel lungo corridoio del tumulo di Newgrange illuminandone la sala principale, simboleggiando così la rinascita dalla morte alla vita. Una curiosità, presso il centro visitatori è possibile compilare un modulo per partecipare alla "lotteria del solstizio" valido per l'anno in corso. L'eventuale vittoria permette la visita al sito nel momento in cui il raggio di sole illumina la camera. A tutti i visitatori è tuttavia reso possibile osservare il fenomeno simulato grazie ad un sistema d’illuminazione artificiale.
    Proviamo poi a spostarci sulle spiagge a nord di Dublino con l’intento di pernottare in loco ma o non si trova posto o i prezzi sono piuttosto alti decidiamo quindi di concederci una notte in un castello e prenotiamo allo Skryne Castle.
    Ceniamo in un curioso locale nelle vicinanze dove sono esposti oltre cinquemila berretti, poi compiamo un giro nella tranquilla campagna irlandese scattando le ultime foto dei mitici tramonti.
    Domenica 10 giugno
    È l’ultimo giorno, l’aereo parte nel primo pomeriggio e così abbiamo tempo per un’ultima visita. Ci rechiamo alla Hill of Tara. La Collina di Tara nell’antichità era la residenza del Re Supremo irlandese ("Ard-Rí na hÉireann"). Su questa collina colui che sarebbe divenuto re doveva dare prova di essere stato scelto dagli dei. La prova consisteva nel "volare" al disopra della Pietra del Destino (Lia Fáil), mitico menhir senza il quale l'Irlanda sprofonderebbe.
    Malinconicamente imbocchiamo l’autostrada che in breve ci riporta a Dublino. Riconsegniamo l’auto e poi con la navetta arriviamo al terminal dell’aeroporto.

    Conclusioni:
    Abbiamo visto molto, ovviamente non tutto e non abbiamo potuto approfondire più di tanto, volevamo farci un’idea del Paese e ce la siamo fatta. Non sappiamo se e quando riusciremo a tornarci, ma sicuramente l’Irlanda resterà nelle nostre menti e nei nostri cuori per sempre. I paesaggi, i colori, i suoni, la gentilezza degli irlandesi, la musica sono indimenticabili.
    Per la cronaca: in due settimane non è mai piovuto e “l’equipaggiamento da pioggia” è sempre rimasto in valigia.
    I B&B si sono rivelati sempre soddisfacenti e visto il periodo non abbiamo mai avuto problemi a trovare alloggio prenotandolo solo nel primo pomeriggio per la sera.
    La guida a sinistra… all’inizio non è semplicissimo, finché si viaggia su strade larghe non è un problema basta fare un po’ di attenzione agli incroci e alle rotatorie, quando si affrontano strade strette o in caso di “manovre istintive” le cose si complicano un pochino perché… è tutto rovescio sia per il guidatore che per il passeggero! Va detto che, a parte il fatto che per gli irlandesi le strade strette non sono un problema e sfrecciano via, in generale sono guidatori molto tolleranti, quando ci s’incrocia salutano sempre e non suonano mai il clacson.
    Segnaletica: non è eccezionale ma con un po’ di attenzione e una buona carta topografica se ne viene fuori. Diffidare dei navigatori che spesso e volentieri propongono strade impossibili solo perché il percorso risulta leggermente più breve!
    Il cibo: in generale non abbiamo mai mangiato male, nei pub però il menù non varia di molto praticamente in tutta l’Irlanda. Quello di cui abbiamo sentito la mancanza è stata la verdura fresca.
    La birra: molte ormai sono birre industriali facenti capo a multinazionali (Heineken, Diageo per tutte)… in ogni caso se ne trovano per tutti i gusti bionde, rosse, stout. Con un po’ di fortuna in qualche pub si riesce a scovare una buona birra artigianale.
    Gli irlandesi: a noi sono risultati simpatici, amano la loro terra e le loro tradizioni, attaccano bottone facilmente ma non sono invadenti.
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