


God save U2
Ciao a tutti! Dopo avervi stressati x giorni con la mia passione x gli U2, mi sembrava per lo meno doveroso, forse catartico, scrivere due parole (no, non di numero: chi mi conosce solo un pochino sa che questo non é possibile!) sulla magia della notte di S. Siro.
Non so bene da dove cominciare; diciamo che butterò qua e là emozioni sparse, magari anche in ordine cronologico se mi riesce o comunque così come mi tornano alla mente. Chi non ha intenzione di sorbirsi questa cascata di aggettivi qualificativi, lodi, iperboli, isterie collettive, luoghi comuni é avvisato e cambi subito thread. Ora o mai più....
Diciamo subito che ero combattuta fra due sentimenti: da una parte, l'eccitazione di rivedere e riascoltare gli U2 dal vivo e dall'altra il mio goffo tentativo di convincermi che in fondo si trattava solo di un concerto rock e che chiaramente non era in ballo la salvezza del mondo. Il secondo feeling ha retto x tutta la fase di attesa: la tranquilla corsa x salire su fino al terzo anello (questo ho trovato e non me la sentivo, vista la crisi, di spendere di più su altri siti x regalarmi un posto migliore), la scelta del posto, l'osservare lo stadio che si riempiva con una costanza lenta ma inesorabile e perfino la performance degli Snow Patrol, forse xchè hanno suonato al chiaro delle 19,30, forse xché nessuno voleva considerarli lo scopo della serata, chissà.
Qualcosa ha cominciato a cambiare in me quando si avvicinavano le 21 e dagli assiepati nella sognata ma irraggiungibile red zone sotto al palco si levavano sventolii di palloncini verdi bianchi e arancioni: non so xché, ma mi ha fatto tenerezza quella delicata festa di benvenuto, un soffio di innocente felicità, di semplicità disarmante di fronte al gigantesco palco ipertecnologico.
Poi si spengono le luci, boato.. la folla si alza in piedi (improvvisamente mi rendo conto che San Siro é stipato da cima a fondo e le migliaia di persone sul prato - ricoperto - si agitano), é il momento. Entra da solo sulla passerella prima il batterista Larry Mullen, che si dà da fare con energia scandendo i primi colpi sulla batteria, come se amplificasse i battiti del cuore di ognuno di noi, poi compaiono da sotto il palco The Edge e Adam Clayton, ecco i primi accordi che dicono che é proprio tutto vero quello che sta succedendo e infine lui, il mitico Bono (di nome e di fatto..)
Si inizia con Breathe e in quella canzone c'é già lo spirito degli U2: "there's nothing you have that I need, I can breathe". Scorre veloce, forse xché non riusciamo a renderci conto che siamo davvero lì, parti di un momento magico, e si passa subito a No line on the horizon, poi Magnificent e Get on your boots (o forse il contrario, in questo momento non sono + sicura di niente). Devo dire che Magnificent mi ha colpita eseguita dal vivo xché é stata intensa, corale, piena; non l'avrei detto.
Finalmente Bono parla e il bello di quel palco fantasmagorico alto fino al terzo anello é che le sue parole sono, finalmente, visibili su uno schermo e tradotte in italiano: quanta grazia!! C'é Beautiful Day e la serata continua a scivolare felice e veloce come sul velluto.
A quel punto, uno dei momenti più emozionanti, se non altro per me, forse xché inaspettato: Bono intona le prime parole di I still haven't found what I'm looking for, ma solo questa prima frase xché la gente, in delirio x aver riconosciuto l'avvio, urla come non mai, compatta, all'unisono, scandendo con chiarezza le parole. Bono lo intuisce subito cosa sta succedendo e lascia cantare noi!! Non dice una parola, lascia che tutto lo stadio canti ad un volume inimmaginabile, con esattezza e perfezione tutta, dico tutta, la prima strofa fino al ritornello. E' stato meraviglioso, emozionante. Da lì prende l'avvio anche la prima cover, la celeberrima Stand by me: tutti la conoscono tutti la cantano e sovrastano Bono che cerca di darle un ritmo suo, con difficoltà. Dopo c'é Angel of Harlem, dedicata a Michael Jackson e anche quella é cantata da tutti, se non altro la prima strofa. A seguire un altro omaggio con Don't stop till you get enough. Poi, l'imprevisto: Bono chiama sul palco una ragazza. La gelosia serpeggia gelida tra tutte le sue fans (mi stavo già innervosendo) xché lui é affettuoso, gentile. Si avverte un mormorio quasi di disappunto per quella che si crede essere la ragazza più fortunata della sera: in effetti é così, ma non xché é salita sul palco.. Bono chiede di cantare "Happy Birthday" perché guarda caso é proprio il suo compleanno, la gente fa fatica ad assecondarlo finché lui non dice "She's my girl".. é sua figlia, Eve! Diamine, ma non poteva dirlo subito?? Tira fuori due calici di champagne e mentre tutto lo stadio intona la canzoncina di auguri, brinda, beve e balla con lei e poi le dice "vai, su!" con un modo così.. familiare, vero xché lei esita, ritorna, forse si domanda se l'esibizioncina é davvero finita, alla fine obbedisce e lui si compiace di averla avuta lì sul palco e dice che l'ultima volta che ci era stata aveva tre anni (se ho capito bene). Dopo di che si passa, (ma va?) a Party girl e electrical storm mixata a I'll go crazy if I don't go crazy tonight, che non mi sembra venuto molto bene.
E lì c'é stata x me una piacevole sorpresa: quella canzone dell'album nuovo, Unknown caller, che non mi piace é stata invece bella e sentita. Sarà stato merito del karaoke sullo schermo? Così abbiamo cantato tutti e quella melodia non mi é sembrata più così noiosa, anzi. Mi é venuto da chiedermi se adesso gli U2 si fossero messi pure a fare anche i miracoli!
Seguono la vecchia ma indimenticata the unforgettable fire, la bella City of blinding lights e poi ci si scatena x Vertigo, ballata e urlata da tutti, é stato divertente.
A quel punto, quello che credevo sarebbe stato il momento + alto, si é un po' perso, con mio grande rammarico. Era l'ora della mitica Sunday bloody Sunday e della mitica Pride, quelle che aspettavo di poter cantare dal momento in cui ho saputo che gli U2 venivano a Milano. Forse sarà stato xché anche tutti gli altri la pensavano come me, fatto sta che la bolgia inverosimile e il delirio che si sono scatenati all'attacco di queste canzoni non ha fatto sentire la voce di Bono per la prima strofa ed é stato come se si perdesse tutto negli urli, negli applausi, nella musica in cui tutto sovrastava tutto. Peccato, ne ho cantata metà di ciascuna: é la mia unica nota di tristezza. Alla fine di Pride la telecamera che inquadrava Bono ha testimoniato il suo stupore di fronte a tanto entusiasmo, affetto, delirio collettivo e sulle sue labbra ho potuto leggere chiaramente "WOW". Guardava lontano, alla gente, senza gli occhiali, senza nascondere lo sguardo perso nella moltitudine e consapevole di quello che aveva suscitato.E' stato un momento intenso, anche per lui xché si capiva che era sincero, colpito davvero dalla vibrazione d'affetto, di gioia, di tutte quelle voci che non si fermavano più e che saliva ancora più in alto di quel palco, irrefrenabile.
Per calmare le acque arriva MLK dedicata a Martin Luther King e poi Walk on dedicata al premio nobel x la pace costretta da una vita agli arresti domiciliari. Ma arriva anche un altro mito Where the streets have no name: altro delirio collettivo, altra bolgia, lo stadio che canta all'unisono e si lascia trasportare on a place high on a desert plain...Poi si ritorna per un momento alla realtà quando Bono introduce "One" ricordando di mantenere le promesse per cancellare il debito dei paesi poveri, ma la canzone riporta subito le emozioni in alto, lontano. Segue Ultraviolet, riconosciuta a cantata anche quella e infine la mitica, meravigliosa With or without you: mi ripeterei dicendo che anche questa come tanti altri pilastri della storia degli U2 é stata bellissima, intensa, emozionante.. ma ormai l'ho fatto.
Un concerto indimenticabile, citando il titolo di una loro canzone, é stato un fuoco indimenticabile. L'ultima canzone, Moment of surrender che proprio non mi piace come anche In a little while che non ho citato prima, ormai me la sento già alle spalle e non appena finita ci avviamo verso la torre che ci portera giù, in basso, alla realtà. Corriamo veloci giù x quella enorme spirale per precedere la folla impressionante che fra poco si riverserà nelle strade e a me fa l'effetto come di un avvolgi nastro delle emozioni, che tornano indietro e mi si attaccano alla memoria come se fossero scolpite nella roccia.
Mi sento esaltata, felice, come se mi avessero infuso una sensazione nuova, intensa e appagante. Eppure ero al terzo anello! Fatta questa considerazione, chissà come mi sarei sentita se solo avessi potuto accedere al prato, così vicina al fuoco indimenticabile, così parte delle emozioni da diventare emozione io stessa. Questo mi fa riflettere.. la prossima volta starò più vicina al cuore del concerto, col rischio di venirne stordita. Ma é un rischio da correre, senza dubbio.
Ora il concerto é finito, ma l'amore x queste meravigliose canzoni può solo continuare.