Ebbene, dopo quasi cinque mesi di silenzio in cui mi sono dimenticato di questo ritrovo di Irlandeggianti, mi è infine tornato alla mente durante una notte insonne e mi son sentito un po' egoista ad averne tanto preso di buono e nulla aver dato in cambio, così ho deciso di scrivere la mia, pur minima, avventura.
-Faccio un lungo ma scorrevole prologo, giusto per dare un'idea di partenza sul come, il quando e il perchè.
Correva il gelido mese di febbraio, e durante una giornata di neve mi venne in mente di partire... e di farlo da solo. Dove? In Irlanda. Non so perchè, l'idea che avevo di questo paese era da sempre stata quella di un posto pieno di pioggia e vento, nulla di più, ma simile al richiamo giunto in sogno durante una notte tempestosa tutta una serie di paesaggi grandiosi e leggendari mi si parò dinanzi, come a dirmi che là avrei trovato ciò che cercavo durante un periodo burrascoso della mia vita.
Decisi che sarei partito, non sapevo bene ancora il quando o il come, e mille mila problemi cominciarono a spuntare come funghi nella mia testolina imberbe (soldi, aereo, noleggio auto, rischi dell'esser soli, lingua, leggi, influenza, e molti altri che non elenco per non vantarmi).
La verità è che cercavo qualcosa che sapesse riempirmi il cuore, ma avevo paura, non avevo mai fatto un viaggio nè in aereo, nè da solo, nè in Irlanda, potete capire come mi sentissi.
Ciò nonostante, ero sicuro di me, e programmai alla fine di fare questo viaggio per le vacanze estive.
I freddi mesi invernali passarono, anche il lieto periodo primaverile si fece sentire col suo alternarsi di caldi e freddi, finchè passò anch'esso per lasciar far la sua maestosa entrata all'agognata estate, avida di sogni.
Quando venne giugno mi ero quasi dimenticato del mio sogno, dell'Irlanda, colmo di strani pensieri e urgenti doveri, eppure in qualche modo mi rivenne in mente e decisi che sarei andato sino in fondo; allora prenotai il mio volo e mi studiai un po' la mappa della verde isola, cercando di tracciare un vago schema di viaggio.
Da subito dovetti rinunciare all'iniziale idea di affittare un'auto, la mia età me lo impediva e in ogni caso la spesa era assai esagerata, così accettai quella che all'inizio trovai come l'idea più assurda e scomoda che avessi immaginato, in realtà si rivelò la pensata più comoda ed efficiente.
Ammetto tutt'ora che aver avuto un mezzo proprio per spostarsi avrebbe reso l'avventura dieci volte migliore, nondimeno la mia è stata comunque la più bella esperienza mai fatta.
L'idea di viaggio, dopo numerose divagazioni e ancor più correzioni fatte anche grazie agli amici di questo forum, tracciai la seguente rotta:
Prima tappa Dublino, poi giù verso il Sud a Kilkenny, poi verso la costa Ovest con Galway e infine di nuovo giù a Killarney. In ognuna delle quattro tappe principali avevo preparato tutta una serie di cose da fare e luoghi da visitare, di cui solo ora mi accorgo averne fatte/visitati solo la decima parte
Fissata la data di partenza per il giorno 14 agosto, e quella di ritorno per il 26, rimasi in entusiastica attesa del fatale giorno, che più il tempo lo rendeva vicino, più sentivo un'insensata ansia mista a paura crescermi in corpo.
E finalmente accadde, il giorno infine giunse, ma accadde anche qualcosa che non mi sarei mai aspettato.
Venni a sapere a pochi giorni dalla partenza che un mio amico, di nome Olmo e del mio stesso paesino, partiva lo stesso giorno con lo stesso aereo per Dublino.
"Ma bene!" dissi, "ci faremo un po' di giorni insieme" ero molto felice di quella notizia, mi alleggeriva l'animo, al contempo m'infastidiva lievemente poichè volevo trascorrere il viaggio lontano da quel mondo ormai tanto familiare chiamato casa,e da tutto ciò che gli apparteneva, ma il problema non si pose, Olmo mi disse che si sarebbe trattenuto unicamente a Dublino, luogo in cui io non meditavo di rimanere per più di tre giorni.
Mi comprai un bello zaino da viaggio, di quelli anti pioggia anti fango e anti lava, e dentro ci misi solo l'indispensabile: un paio di vestiti, una montagna di mutande e calzini e un pacco di pasta con un barattolino di pesto genovese, entrambi italiani al 100% (in seguito verrà chiarito il motivo di tale specificazione).
E così partimmo, la notte del 13 agosto, alla volta di Bologna. Giungemmo al mio appartamento studentesco e lì trascorremmo una notte insonne trepidanti a parlare e mangiar fischioni coi fagioli...
CAPITOLO I: In un Giorno di Pioggia (sì.. l'ho presa dai MCR)
Tutto era buio e denso, quando lo strillante suono della sveglia mi strappò via da quelle ombre per riportarmi al mondo reale: era la mattina della partenza!
Dopo non pochi rallentamenti riuscimmo a raggiungere l'autobus per l'aeroporto, e lì prendemmo il nostro aereo.
NdA (nota dell'autore): era il mio primo volo e tutta la vita avevo avuto una gran (e immotivata) paura dell'aereo, solo ora rido ripensando alla mia faccia dentro quel coso volante (e ammetto in tutta sincerità che lo rifarei un bel po'

, anzi, che lo rifarò)
Per tagliar corto il volo fu un vero trauma, alla partenza provai la magnifica seppur sgradevole sensazione di cagare l'anima, e durante il volo ero talmente in tensione che non riuscivo a guardar fuori dal finestrino
Giungemmo dopo aver volato, esperienza che per lunghi millenni miriadi di uomini sognarono futilmente, a Dublino. L'aeroporto era grande e desolato, il cielo spaventosamente alto e di un insolito grigio luminoso, un vento sferzante mi spingeva all'uscita e fresche gocce d'acqua mi bagnavano il viso ancora tremante.
Senza star a narrare i noiosi problemi dei bagagli, dico solo che Olmo incontrò la ragazza che aveva il compito di condurlo alla casa in cui veniva ospitato, e per il momento mi salutò, assicurandomi che entro sera si sarebbe fatto sentire per uscire insieme.
Ora, per la prima volta, fui davvero solo: uscito dall'aeroporto sbattei la faccia su una città europea mai vista prima, sentita solo di nome e di fama, persone che parlavano una strana lingua che ancora più stranamente capivo per lo più, e macchine che andavano sulla corsia di sinistra, ho qui una capture della mia faccia mentre mi guardavo attorno confuso e disorientato in cerca di un mezzo per il centro:
Feci il biglietto ed entrai nel primo bus che mi capitò davanti, pregando gli Dei celtici che fosse quello giusto.
Gli antichi dei mi ascoltarono, almeno credo, sta di fatto che scesi in una via enorme e affollatissima, non sapevo ancora di essere nel bel mezzo di O'Connel Street, in pieno centro.
Tentando senza successo di nascondere il mio evidente stupore ed entusiasmo mentre osservavo le facce della gente attorno a me, facce nordiche per lo più, continuai a camminare fidandomi del mio innaturale orientamento.
L'impressione fu grandiosa, sentivo la cultura anglosassone permearmi le vene e riempirmi i polmoni ad ogni nuovo e fresco respiro.
Ah, altra piccola nota: il tempo è stato... meraviglioso. Gran giornate di sole e cielo azzurro, alternate a pochi e brevi (ma intensi) momenti di nubi e pioggia, che se ne andavano in fretta lasciando spazio a cieli aperti e maestosi. Quanto alla temperatura, perfetta. Mentre l'estate infuriava più afosa che mai in Italia, lassù in Irlanda il clima era fresco e asciutto, non ho mai sudato, mai avuto freddo (tranne dopo nelle Aran, ma lì c'erano valide motivazioni... se non vi addormenterete leggendo lo vedrete) e tantomeno mai avuto caldo, tranne dentro i pub che era calduccio.
L'unica cosa che avevo prenotato, volo a parte, nell'intero viaggio era stato un letto per due giorni nella camerata da 12 di un ostello di nome Avalon House.
Cercando di destreggiarmi con una mappa improvvisata, riuscii infine a trovare l'ostello e addirittura a
dirgli che avevo prenotato e tutto il resto (in verità anche tutte le paure sull'inglese si son dimostrate infondate, è sufficiente una conoscenza minima della lingua per capirsi al volo, e con gli Irlandesi basta anche gesticolare

)
All'inizio ero sconvolto; dannazione... in 12 dentro due metri quadri "non chiuderò occhio stanotte" pensai.
Lasciai il mio zaino lì ( non avevo troppi problemi per i soldi essendomi fatto cucire due tasche interne nei jeans per tenere la roba preziosa), e mi avventurai fuori, nel mondo esterno.
Le strade erano piene di colori, ogni angolo pullulava di vita e di facce risibili, e non vidi un bambino o un vecchio manco a cercarlo, tutti ragazzi per lo più universitari e giovani viaggiatori da tutti gli angoli del globo.
Giunsi inconsapevolmente nel cuore di Temple Bar, famoso ritrovo di pub e ubriaconi (ubriaconi irlandesi, il che è diverso), e non avendo pranzato entrai in un bel pub appariscente di nome "The Auld Dubliner" se non ricordo male, e non dovrei.
Inutile dire che all'interno era strapieno, metà della gente cantava sulle note di una chitarra, l'altra metà sedeva placida al bancone, tutti prontamente muniti di bicchierone di birra dai più strani colori (rossa gialla e nera). Non avendo un budget illimitato ordinai la cosa più economica che ci fosse: zuppa di patate e una mezza pinta, conclusione 5 euro per una tazza di crema di patate, insolitamente buona ma di poco saziamento.
Fu lì, al bancone fievolmente illuminato di quel pub dublinese che incontrai e parlai con il primo avventore Irlandese voglioso di chiacchiere: non ricordo il suo nome, probabilmente per varie cause (sua pronuncia semi dislessica, confusione del locale, mia conoscenza della lingua non perfetta, amnesia), sta di fatto che parlammo per circa un'ora, mi offrì due pinte (da 6 euro l'una), a sua detta lui era già alla decima (

) e alla conversazione si unì anche una donna in carne lì a fianco, e poi il barista e tutta una serie di persone. Il discorso versava sul "chi fossi da dove venissi e quanto rimanessi", da parte loro, e sul "cosa ne pensate dell'Italia, quali posti consigliate da visitare, come si dicono alcune cose in inglese" da parte mia... vabè, non sapevo proprio che cacchio dire
Tutti, e non solo questi che incontrai il primo giorno ma anche tutti gli altri durante il viaggio (e son parecchi) mi hanno sempre detto molto bene del nostro paese da parte loro, del nostro cibo soprattutto, e di alcuni personaggi famosi, le solite cose insomma.
Poco dopo mi chiamò Olmo e uscii per andargli incontro, salutai i miei amici e gli promisi che sarei tornato. Con Olmo facemmo un bel giro di Temple Bar e cenammo anche insieme, proprio al "The Auld Dubliner", luogo in cui bevemmo la nostra prima GUINNESS! *rumore di tuono in lontananza*
Poi altre due seguirono durante la serata folleggiante, all'insegna dei più assurdi pub della città

A tarda ora ci salutammo, proponendoci di rivederci l'indomani.
NdA: gli italiani si riconoscono SUBITO, ci apparivano come gasatoni casinari, finti fighetti e via dicendo, o forse ci stavamo immedesimando troppo nei costumi del luogo?
Tornato all'ostello il mio letto era ovviamente occupato da un ciccione, non avevo molta voglia di parlare così mi son girato, c'era un letto libero... alè.
Credo che negli ultimi 18 anni della mia vita non abbia mai dormito così bene.
NdA:Forse fa solo a me, ma trovarmi in uno stanzino con altre dieci persone mi ha fatto dormire troppo bene, sentivo un senso di compagnia pazzesco!
La mattina seguente mi alzai di buon ora, conobbi una decina di ragazzi e un'altra di ragazze da ogni parte del mondo (Inghilterra, Germania, Spagna, Australia, Stati Uniti, Canada, Francia, Belgio, Lettonia, Norvegia e molti altri) e visitai il parco di St. Stephen a pochi passi dall'ostello, sfiorando la pazzia per il tempo che cambiava ogni due minuti (letteralmente) da pioggia finissima a vento a sole a nuvole bianche grigie rosa...... eccetera.
Poi mi persi per le vie trafficate dai turisti e là mi ritrovai in un altro parco (o forse lo stesso) a parlare con un barbone che rideva mentre tirava biscotti ai piccioni.
Fu quel giorno che conobbi Grafton Street, a mio parere la via più bella di Dublino, occhio... non la più caratteristica o tranquilla... è semplicemente quella che mi è piaciuta di più, turistica un bel po' sì, però piena di artisti di strada, di gente e di vita, e al contempo non caotica (son stato due ore a guardare uno che maneggiava un burattino...

era un dio).
Ero intento a vagare per i negozietti quando Olmo mi chiama, fissiamo un luogo e un'ora per incontrarci e io nell'attesa vado a pranzare in un ristorante "Italiano" : ordino una "Zuppa Napoli" (

?? ) e mi arriva un brodetto di verdura, vabè.. buono...
Poi vedo Olmo arrivare e decidiamo sul momento di andare a visitare la "Guinness Storehouse" la fabbrica della Guinness.
Il viaggio quasi infinito è stato poi ripagato dallo spettacolo di quella fabbrica da film tipo "Willy Wonka" e in parte peggiorato dal costo assurdo del biglietto (mi pare 15 euro) e in seguito riripagato da una serie illimitata di mini guinness gratis e un bel hot dog con pinta di guinness (pagati).
Siam tornati sulla via di casa, fermandoci solo per far spese, risultato:
"stasera Original Spagetti with Pesto's Bolognese" ...inutile dire che facevano cagare, ciò nonostante olmo se n'è mangiati tipo un kilo (anche per colpa mia che glieli mettevo sul piatto mentre si girava a guardare i bambini)
Abbiam passato la serata successiva insieme ad un suo amico francese, nutrendoci di Fish 'n Chips, Irish Steak e ovviamente Guinness, ci siam divertiti come idioti, Olmo ha sfidato (perdendo) un folletto irlandese con una bicicletta dal manubrio inverso, siamo arrivati a un punto in cui ridevamo persino per il fatto di stare mangiando una pizza all'ananas
I tre giorni a Dublino passarono così, come i divertenti giorni trascorsi in una capitale europea, e sono stati grandiosi, ma ancora non avevo visto quasi nulla dell'Irlanda... del suo lato selvaggio, solitario, contadino e storico; all'alba del quarto giorno di viaggio presi un pullman diretto a Kilkenny, il villaggio delle streghe, da lì sarebbe cominciato il mio viaggio nella vera Irlanda.
CAPITOLO II: Un viaggio nell'Ego (sì.. è un modo per dire che mi son annoiato)
Com'era facile da immaginare, un viaggio da soli reca tantissimi momenti indimenticabili e divertenti, ma purtroppo anche alcuni più noiosi e in solitudine, che lì per lì fanno quasi pentire delle proprie scelte, ma che solo in seguito si rivelano tra i migliori della propria avventura.
Nel pullman ebbi modo di vedere la vera Irlanda, sembra strano ma è così. I paesaggi oltre ogni dire, la vita agreste e i tratti selvaggi di un paese indomato dall'uomo, sono immagini che non ti scorderai mai. Sempre nel pullman conobbi due italiani di Bologna, particolarmente antipatici, eppure unici compatrioti fin'ora conosciuti.
Ah, vorrei far notare che non avevo prenotato ostelli o altro alloggio, dunque chiesi a loro dove avevano intenzione di dormire per quella notte, mi risposero un nome che non conoscevo ovviamente.
Scesi dal bus ci incamminammo tra le intricate stradine di Kilkenny, una cittadina il cui centro è stretto e tortuoso simile alle città medievali, per giungere ad un ostello in cui il proprietario mi disse che era tutto pieno. Stessa risposta per il secondo e ultimo ostello della città, di B&B pieno ma tutti pieni (del resto era ferragosto più o meno), stavo cominciando a temere di rimaner senza tetto (sensazione più orribile a provarsi che a dirsi)
Per una sorta di piccolo miracolo, più comunemente noto come colpo di fortuna, mi capitò di entrare in una piccola taverna desolata, il cui proprietario dal volto non proprio rassicurante (il che il più delle volte è indice di fiducia) mi offrì una bella stanzetta pulita con letto matrimoniale, tv e bagno in camera a soli 33 euro al giorno... mi giro e tiro fuori i soldi senza mostrare il portafogli... non si sa mai.
Lasciate le mie cose lì esco a visitare la città, in cui quasi subito mi perdo ma che in verità è molto semplice da girare e anche piuttosto piccola.
Kilkenny è così, viva e talvolta inquietante, basti dire che in città non ci sono piccioni ma corvi che sembrano fissarti ad ogni istante.
Ad ogni modo, mi è piaciuta un sacco, ho davvero respirato l'aria di un paese irlandese, pur conscio di essere in una meta per turisti (al 90% italiani)
Infatti il primo giorno no, nel senso ho visitato il parco del castello: immenso.
Vedere queste distese sconfinate, i boschi perfetti ai lati e le mura imponenti della fortezza medievale mi ha fatto provare quella piacevola sensazione di conforto e approvazione con sè stessi solitamente chiamata soddisfazione.
Bambini che giocavano, ragazzi e ragazze distese sui prati al sole, un cielo blu in cui galleggiavano nubi bianche stracciate dal vento...
La serenità di quei lunghi attimi è stata favolosa.
Ecco che proprio qui incontro di nuovo i due bolognesi di prima, passiamo un po' di tempo insieme e andiamo ad un gigantesco supermercato che nessuno avrebbe mai detto potesse sì ben celarsi tra le casette del villaggio. Poco dopo ci salutiamo per andare a cenare.
Gironzolo un po' e li ribecco, "vabè.. è destino" ci diciamo a vicenda, "che due palle" avran pensato

sta di fatto che abbiam cenato insieme in un pub dove io ho bevuto la mia prima birra rossa, una KILKENNY, a Kilkenny!
Sul tardi ci rechiamo in una via sul lato opposto, vi era un pub di quelli irlandesi vecchio stile, di cui oblio il nome.
Dentro quel pub ho respirato, ascoltato e bevuto l'atmosfera più tipica di Irlanda che si possa respirare ascoltare e bere in un pub. Hanno cominciato a suonare in due: chitarra e violino, poi si aggiungono altri due: fisarmonica e tamburo, e infine uno con la cornamusa! Inutile dire che la Guinness scorreva in intensi fiumi neri


I due giorni a seguire li ho passati completamente solo, i due di Bologna andavano a Cork verso la fine del loro breve viaggio, mentre io rimanevo lì come in una pausa contemplativa.
Il secondo giorno visitai gli interni del castello, stupendo, un castello con i cosiddetti. Però il resto della giornata è stata una noia quasi mortale: fuori pioveva della peggiore e son rimasto quasi sempre dentro a guardare i mondiali di atletica a letto mangiando schifezze.
Il giorno dopo un po' meglio, il tempo era lievemente migliorato e son stato quasi sempre al parco del castello sdraiato sull'erba a meditare sui destini del mondo.
All'alba del settimo giorno di viaggio mi sveglio (come al solito un secondo prima che la sveglia del cellulare cominci a strillare), è ora di ripartire, stavolta alla volta di Galway. Non trovando il proprietario al piano di sotto, lascio le chiavi in serratura e me ne vado a prendere il bus, pregando il cielo che fosse quelo giusto (e anche qui il cielo mi ascoltò

)
Anche stavolta il viaggio in bus è stato troppo bello per esser ivi descritto, ho visto praticamente più cose sull'irlanda agreste nei viaggi in pullman che a piedi, per di più comodi quei sedili (sarà che ero bello assonnato)
Cambio bus ad Athlone prendendo la coincidenza per Galway, famosa città universitaria, e di qui l'inizio del terzo capitolo del mio viaggio.
CAPITOLO III: Rincorrendo i Sogni su una Bicicletta (c'è un motivo per questo titolo orribile)
Appena arrivato, anche qui senza prenotar niente (ma quanto sarò rimbambito... ci sta, ci sta) entro nel primo e più vicino ostello che mi salta all'occhio: Station qualcosa, era attaccato alla stazione e alla piazza principale di Galway. (stupenda la performance: "Excuse me, do you know where is the city centre?" "Oh sure! It's beyond that corner!" era dietro l'angolo... un genio

)
Anche qui l'ostello bellissimo, strapieno di gente da ogni angolo del pianeta, e stranamente gestito da metallari con cui ho scambiato chiacchiere sul rock irlandese (quest'ultimo dettaglio potrebbe non corrispondere alla realtà dei fatti).
Ho passato subito del tempo a parlare dell'Irlanda e dell'Italia con uno chef obeso dall'aria apparentemente celebrolesa (ma in realtà molto profondo) che passava le sue giornate (e nottate) davanti alla tv nella sala comune a ridere guardando i film di Hulk Hogan.
Poi tra le camerate e gli stretti corridoi conosco tutta un'altra serie di ragazzi e ragazze, tra cui una del New Mexico alla cui entrata in camera mi è sfuggita una volgare esclamazione allusiva alla sua bellezza, che probabilmente ha inteso vista la faccia a metà tra stupore e sdegno (e conseguente tentativo di nascondermi sotto il letto dalla vergogna

)
Prima giornata trascorsa a visitare la cittadina, ultra piena di studenti vivaci e amiconi.
Seconda giornata, mi chiama Olmo:
"Albi dove sei?"
"A Galway, perchè?"
"Ti va se vengo a trovarti, passiam due sere insieme?"
"ma... okey"
a parte il discorso riassuntivo e di conseguenza mai avvenuto in questi termini

Olmo prese un bus e venne a Galway, io gli offrii una delle due notti all'ostello, e quel giorno trascorso assieme a lui è senza alcun dubbio stato il migliore dell'intera vacanza, ora capirete perchè.
Decidiamo quella stessa sera di recarci l'indomani alle famose isole Aran, essendo che io mi ero quel pomeriggio ben informato sui prezzi e sui biglietti del ferry che portava sino al molo, e del traghetto che portava sino alle isole.
Sicchè all'alba ci svegliamo di soprassalto, senza motivo, e partiamo di gran fretta alla volta della fermata del bus in Merchants Road se non ricordo male, e non dovrei manco stavolta.
Non so perchè ma solo ora mi riviene in mente uno spiacevole episodio che riguarda una cena a base di "italian pizza" andata a finire male, ma non importa

(belle cose)
Olmo mi ha ringraziato: il viaggio in bus, seppur durato solo un'ora, si è rivelato uno spettacolo dal vivo: la brughiera vasta e desolata, le casette in pietre e le pecore, le mucche e i cavalli in giro liberi per una terra libera e senza vincoli, sotto un cielo sconfinato e imponente... tutto ciò all'inopportuno suono di musica rock dell'hi pod, che per qualche strana ragione si adattava al contesto.
La traversata in traghetto è stata addirittura meglio: mare scuro e freddo sotto di noi, vento sferzante di una potenza mai vista prima, un freddo cane (a causa del vento) e il ritmico e glorioso scavalcare le onde alte metri della barca ci hanno gasato abbastanza per intraprendere ciò che ci aspettava.. e che ancora non immaginavamo minimamente sarebbe stato il momento più bello dell'intero viaggio, per entrambi.
Ed ecco che la visione di Inis Mòr, la più grande delle tre sorelle, si para dinanzi ai nostri occhi socchiusi, verde e leggendaria.
Scesi a terra decidiamo di prendere in affitto un tandem (bici a tre ruote e due sedili) ma dissuasi da Olmo (o meglio, dissuaso) prendiamo due mountain bike, a un prezzo che non ricordo.
Seguiamo inizialmente la lunga fila di biciclette delle centinaia di turisti che son sin qui venuti ad ammirare questa splendida isola.
Faccio una breve descrizione (e piuttosto fantasiosa) dell'isola, ne vale davvero la pena, e approfitto per consigliare a tutti coloro che voglion andare in Irlanda di passarci:
Vedere questa brughiera verde di pendii e dolci discese, una terra vergine, un baluardo della natura al cui ordine l'uomo pare essersi accordato, questa landa fiera e selvaggia sferzata dal vento, quelle scogliere bianche come tagliate da un gigantesco coltello, le case e i labirintici muretti grigi eretti pietra su pietra da misteriosi uomini prima del tempo, il cielo spalancato tra nubi leggere e rigonfie, il sole dorato all'orizzonte in un solenne e maestoso saluto ai viaggiatori...
Da subito sono rimasto senza fiato, è stato come immergersi in un'avventura fantastica, ogni cosa intorno a noi ce lo gridava in un innaturale silenzio, lo stesso vento recava alle nostre orecchie sussurri lontani dal mare e dalle rovine degli antichi forti dell'isola.
La giornata è passata in un baleno, su, giù, per una strada, per un'altra e per mille sentieri non tracciati ci siamo portati, e l'effetto di andare in bicicletta su quelle stradine confinate da muretti pieni di fiori e di erbe colorate è stato indescrivibile.
Avevamo una mappa con noi che descriveva i principali luoghi d'interesse, per lo più storici, dato che credo vi fosse solo un paesino in tutta l'isola, ed era minuscolo.
La prima tappa è stata improvvisata, siamo usciti dai sentieri e ci siamo letteralmente arrampicati per gli infiniti muretti, portandoci dietro per un po' le biciclette e lasciandocele dietro dopo un altro po'... abbiamo chiesto ad un pastore col suo cane, che parlava gaelico, e ci ha detto in qualche modo che il tempo nel pomeriggio sarebbe peggiorato, strano a dirsi essendoci sole praticamente ovunque.
Abbiamo continuato a camminare seguendo la linea dell'orizzonte finchè eccoci: il chiaro suono dello scroscio delle onde sulla nuda roccia, il vento impetuoso, l'erba che ondeggia come un vero e proprio mare verde e morbido, raggiungiamo le scogliere in un punto non trafficato dai turisti, sono indescrivibili.
La vertigine che ho provato lo è ancora di più.
Sporgersi per osservare il baratro sotto di noi, tenendoci per mano per non cadere, è stato uno di quei momenti che ti rimangono nel cuore.
L'oceano immenso all'orizzonte, la vasta brughiera dietro di noi.
Torniamo in strada e facciamo venti foto di gruppo (per davvero) a testa a un gruppo di scozzesi in viaggio, simpaticoni ma per un attimo ho pensato ci prendessero per il fondoschiena.
Ripartiamo dopo un pranzo particolarmente costoso a base di patate agnello e non so cos'altro, e per qualche masochistica ragione mangiamo pane e nutella dopo il pasto principale.
Raggiungiamo la spiaggia dell'isola in cui andiamo su e giù con la bici, un antico cimitero dalle tipiche croci celtiche, e infine a vari km di distanza un famoso forte primitivo in rovina: Dun Aengus.
Solo per arrivarci (a piedi dato che non era permesso l'ingresso alle bici) è stato tipo sentiero della contemplazione nei monasteri buddhisti, e poi siamo giunti in cima: anche qui scogliere a strapiombo sul mare, il vento talmente forte che scontrandosi con esse scivolava verso l'alto portandosi dietro le gocce delle onde, pareva che la gravità fosse stata invertita vedendo l'acqua salire dalle rocce

Ci siam seduti sulle scogliere (se ci ripenso mi cago sotto) e abbiam banchettato con pane e nutella, voi vi direte "perchè?" non lo so....

Comunque, faccio a Olmo: "Olmo, mi sa che si sta avvicinando un temporale" indicando l'orizzonte grigio scuro a Ovest, in poche parole nel giro di dieci minuti è arrivata una tempesta vera e propria, risultato:
folle corsa lungo il dirupo rischiando la morte per le rocce scivolose e quella per la bronco polmonite causata dal completo inzuppamento delle vesti, e a seguire folle corsa contro il tempo causata dall'esserci accorti all'ultimo di esser in pauroso ritardo per il traghetto. Risultato (2):
Abbiam rischiato il collasso per la tirata in bicicletta tutti fradici al vento, ma alla fine siam riusciti a prendere il traghetto sani e salvi.. quasi, un po' freddo...
Che gran soddisfazione.
Quella sera ho dato ad Olmo i miei pantaloni di riserva, corti e stretti tanto che lui stesso ha commentato "Sembro un porno divo"
Stavamo cenando, stavolta ho tirato fuori quale occasione speciale, i miei fusilli col pesto presi in Italia, almeno il cibo quella sera è stato decente (senza nulla toglier alla cucina irlandese).
Facciamo per tornare in camera quando incontro un ragazzo sui 28 anni steso sul letto di fianco al mio intento a leggere, d'aspetto particolarmente solitario.
"Hi!" dico io,
"Hey!" dice lui, "I'm John Marko! Where are you from?"
Si chiama John Marchesi ed era di Los Angeles... di origini italiane, era da poco arrivato in Irlanda all'insegna di un "tour" di
tre mesi 
per tutta europa, italia compresa.
Gli faccio conoscere Olmo, parliamo del più e del meno, finchè lo convinciamo ad uscire con noi, scoprendo l'inconoscibile: è simpaticissimo e super carismatico, affascina donne uomini e vecchi con le sue parole e i suoi gesti da californiano (che gesti hanno i californiani? vabè) mentre distribuisce a tutti, e ripeto tutti, i suoi biglietti da visita in cui ci è il suo nome e l'indirizzo di una sorta di myspace.
Gli stiamo molto simpatici, e lui a noi, ci divertiamo e ridiamo come dannati tra un pub e l'altro, ci offre guinness, gli offriamo simpatia (evviva) e ci fa conoscere migliaia di individui sconosciuti sia a noi che a lui, ma che per qualche misteriosa ragione lo trattano come se lo conoscessero da sempre.
Vabè, in poche parole ridiamo come dannati eccecc andiamo per la prima volta al Mc Donald e mangiamo schifezze sin quasi a vomitare, andiamo su una sorta di carrozza guidata a piedi nudi da un afghano che poi rivediamo in manette e in seguito ancora rivediamo libero che ci rassicura, e altro ancora che è meglio non narrar di seguito.
La mattina dopo ci congediamo tutti e tre, io e Olmo diciamo a John che se passasse in Italia deve chiamarci, cosa che ancora non ha fatto, e ognuno per sè e Dio per tutti: Olmo torna a Dublino, John rimane lì, io parto per Killarney.
CAPITOLO IV: In giro per il Parco
Gli ultimi tre giorni passati a Killarney sono stati i più sereni della mia vita (forse esagero, ma rende l'idea).
Una cittadina iper turistica anche stavolta, ma alle pendici di un parco gigantesco e da favola, e fondamentalmente, bellissima.
Anche qui nessuna prenotazione, l'ostello aveva un posto nella "Stanza dell'Orso", praticamente ero io unico uomo in mezzo a otto ragazze di cui 5 spagnole e 3 tedesche... si fa quel che si può
Mi sono da subito mostrato come l'eroe di turno mettendo in fuga un ragno enorme e spiegando la trama di Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick a due spagnole che lo guardavan con me.
Non è tutto, ho anche scambiato varie parole con un gruppo di 4 italiani gay che si facevano un bel tour in macchina.
Ah! E ricordiamo le mitiche "lezioni di cucina" alle innumerevoli ragazze tedesche/spagnole/olandesi che cucinavano tutte la pasta col ketchup (... :O)
I giorni seguenti li ho passati in giro per il parco nazionale di Killarney con una bicicletta in affitto, ho fatto una sbotta di km e ne è valsa la pena: ho visto castelli rispecchiarsi nelle acque di laghi limpidi, manieri ottocenteschi alle falde di giardini incantati, boschi e foreste in cui mi aspettavo d'esser catturato da una truppa di spiritelli malvagi, o di veder sbucare dalle acque qualche bella fata come nei film. Inutile dire che non è successo... peccato.
L'ultima sera ho ordinato un radio taxi tre volte (per sicurezza) e alle sei mi son svegliato per andare all'aeroporto di Kerry.
Anche qui il volo fino a Francoforte è stato un mezzo trauma, ma finalmente quello da Francoforte a Bologna è stato divertente, che bello! Ho superato la paura degli aerei!
Beh, ciò detto, temo siam giunti alla fine *guarda l'orologio*
Approfitto per scrivere alcuni consigli utili per chi come me volesse fare questo viaggio per la prima volta, e magari da solo:
-Non meditate di stare via periodi molto lunghi se siete da soli, potreste annoiarvi più del previsto.
-Non fatevi scoraggiare da nulla se siete da soli, è un'esperienza troppo profonda e divertente per esser descritta a parole.
-I bus funzionano benissimo, costicchiano ma coprono tutta l'isola nei punti più trafficati, e son comodi.
-Andate alle Aran.
-Dublino fatela per prima (e visitate la Guinness Storehouse!)
-Occhio al malloppo. Io riducendo tutte le spese al minimo (letto solo in ostelli, cibo meno costoso, ecc) ho speso circa 700 euro se non contiamo il volo, per 12 giorni.
-In ogni città procuratevi subito una mappetta e girate girate girate, visitate tutto e parlate con tutti.
-Andate negli ostelli! Son: comodi, economici (rispetto al resto), puliti, si fa amicizia con migliaia di persone, basta.
Sperando di aver esaltato molti, commosso alcuni, annoiato altri... vi ringrazio e vi saluto, e sopratutto...
BUON VIAGGIO!